Il carisma

Pubblicato da Mario Teglio il 22/11/2010 nella categoria Aforismi e citazioni | 2 Commenti da leggere

leader-carisma

“Il carisma è la capacità appresa di costruire un’impressione di sé affascinante evocando negli altri una naturale propensione a lasciarsi guidare.

Il carisma è uno stato psico-fisico di sicurezza, energia ed entusiasmo che si esprime nel gusto di esercitare un ruolo di guida sugli altri.

A rendere carismatici sono schemi di comunicazione e comportamento interiorizzati incosciamente mediante una pratica conscia e consapevole.”

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Linguaggio e percezione

Pubblicato da Mario Teglio il 03/11/2010 nella categoria Aforismi e citazioni | Scrivi il primo commento

Visione del mondo

“Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita”. (Federico Fellini)

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Autorealizzazione e assertività

Pubblicato da Mario Teglio il 03/09/2010 nella categoria Aforismi e citazioni | 6 Commenti da leggere

Autorealizzazione

“[...] Il segreto della piena realizzazione è riuscire a comunicare agli altri ciò che si è attraverso quel che si fa, ma per essere davvero equilibrati e sereni è indispensabile che ciò che si fa sia realmente quello che si vuole e non quello che vogliono gli altri [...]” (Lorenzo Licalzi)

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Comunicazione efficace e padronanza dello stato emotivo

Pubblicato da Mario Teglio il 20/03/2010 nella categoria Discipline e tecniche | Leggi il primo commento

Quando comunichiamo con qualcuno, ciò che induce il nostro interlocutore a un comportamento rispetto a un altro non è tanto legato alla scelta delle nostre parole quanto allo stato emotivo con cui ci poniamo e a quello che suscitiamo in lui. Siamo noi stessi a produrre qualsiasi emozione che proviamo e siamo noi stessi i primi responsabili dell’esito della nostra comunicazione. Ogni cultura, insieme all’esperienza personale, ha condizionato le persone su quando provare determinati stati emozionali. Il senso di appartenenza tribale al proprio gruppo e la dimensione rituale di molti fenomeni di aggregazione umana sono aspetti che si ritrovano in qualsiasi epoca e in qualsiasi luogo in cui si verifichi un’interazione tra esseri umani. Queste dinamiche danno origine a una serie di automatismi nei processi comunicativi. Le persone apprendono e “sanno” inconsciamente a quale stato emozionale “devono” accedere in una determinata situazione e sono perfettamente capaci di condizionarsi. Faccio solo acuni esempi banalissimi ma emblematici: tifosi davanti ad un evento sportivo, persone che si divertono in una discoteca, i partecipanti ad un antico rito pagano oppure un gruppo di manager in un incontro di lavoro… Tutte queste persone hanno appreso dal loro gruppo di pari a mettersi immediatamente in un certo stato emotivo quando si trovano in queste situazioni. Alcuni di questi stati sono più funzionali alla situazione, altri lo sono meno. Ma quello che intendo evidenziare è che non sono le circostanze esterne a generare il proprio stato emotivo ma una competenza inconscia e appresa di condizionare la propria mente e il proprio corpo. La maggior parte delle persone interiorizza questa competenza inconscia che permette loro di accedere a precise starategie psicofisiche per mettersi immediatamente in un determinato stato emotivo. In tutto ciò che accade tra mente e corpo di una persona non c’è mai un rapporto di causa-effetto unidirezionale ma sempre un’interazione reciproca. Quali sono allora queste strategie per accedere a qualsiasi stato emotivo?

  1. La fisiologia. Come si usa il corpo: respirazione, postura e movimento.
  2. Il focus dell’attenzione. Ciò su cui ci si concentra è ciò che si prova.
  3. Il linguaggio. Non appena determinate parole vengono associate all’esperienza, cambia il significato percepito e quelle parole diventano la nostra esperienza.
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Un pensiero sulla spiritualità

Pubblicato da Mario Teglio il 07/03/2010 nella categoria Aforismi e citazioni | 3 Commenti da leggere

“La vera spiritualità è rendersi conto che, quando vibri di vera gioia, le persone attorno a te cominciano a fare lo stesso” Richard Bandler

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Comunicazione non verbale e PNL

Pubblicato da Mario Teglio il 23/02/2010 nella categoria Aforismi e citazioni | 2 Commenti da leggere

“Quando di fronte a un essere umano fate un’affermazione o una domanda,
questi vi darà sempre una risposta non-verbale,
che sia in grado di esprimerla anche coscientemente oppure no [...]

Prestate scarsissima attenzione a quel che la persona ‘dice’ di fare
e moltissima attenzione a quello che ‘fa’ [...]” (Richard Bandler – John Grinder in La metamorfosi terapeutica)

vai al sito macrolibrarsi
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Il metodo didattico E3 di Anthony Robbins: l’importanza della fisiologia

Pubblicato da Mario Teglio il 14/02/2010 nella categoria Discipline e tecniche, Eventi, corsi e seminari | 3 Commenti da leggere

Anthony RobbinsL’insegnamento oggi non tiene conto della fisiologia. Ci insegnano fin da piccoli a non muoverci quando qualcuno ci spiega qualcosa mentre il corpo ci comunica naturalmente la voglia di muoversi, alzarsi, stirarsi. Da oltre venticinque anni il formatore americano Anthony Robbins dimostra nei suoi seminari in che modo è possibile tenere alta l’attenzione e la ricettività di migliaia di persone di paesi e culture differenti fino a sedici ore in un giorno, di cui ben dieci ore senza neanche una pausa.Il modo migliore per interiorizzare qualsiasi nuova competenza è la full immersion. La domanda è: perché con i metodi d’insegnamento tradizionali dopo un paio di ore le persone iniziano a trattenere a fatica gli sbadigli e a mantenere alta l’attenzione, mentre altre persone riescono a rimanere ricettive per molte ore senza alcun senso di sacrificio? Il metodo didattico di Anthony Robbins si chiama E3 :

un mix potente ed efficace di educational (formazione), entertainement (interazione dei partecipanti e divertimento), empowerment (tirar fuori il meglio delle nostre potenzialità). La chiave di questo metodo sta nel coinvolgimento del corpo, del movimento, nel processo di apprendimento. Il massimo livello di ricettività si raggiunge quando ci si trova in quello che Robbins definisce peak state, lo stato emozionale di massimo rendimento. Questo stato psico-fisico va gradualmente ad affievolirsi quando il corpo rimane immobile per più di trenta minuti e il livello di attenzione è destinato a seguire una curva verso il basso a meno che questo stato psico-fisico non venga “ricaricato” coinvolgendo il movimento, il ritmo della respirazione, e i cinque sensi. Esiste un meccanismo psico-fisico detto ‘abituazione’ per il quale l’organismo diventa sempre meno ricettivo a uno stimolo ripetuto e sempre uguale a sé stesso. Sulla base di questo principio, ascoltare una persona che parla con lo stesso timbro vocale e la stessa intonazione rimanendo immobili e senza ricevere altri stimoli, diventa gradualmente sempre più difficoltoso. Quello che fa Anthony Robbins nei suoi seminari è coinvolgere i cinque sensi delle persone e il focus della loro attenzione con stimoli discontinui, alternati, come musica, luci, contatto con altri partecipanti, movimento, e comandi inaspettati che spezzano uno schema eccessivamente ripetuto. Inoltre, Anthony Robbins verifica continuamente il grado di coinvolgimento dei partecipanti chiedendo di alzare la mano, rispondere e “dividendo” equamente il contatto visivo con le diverse parti della sala in modo tale che ognuno dei partecipanti abbia l’impressione di essere guardato e coinvolto a intervalli regolari.

Quello che intendo sottolineare con questo post è che, sfruttando la fisiologia, il movimento e la musica, si potrebbe tenere alto il livello di ricettività per molto più tempo. Nel sistema scolastico e nella formazione tradizionale il movimento è stato finora considerato una forma di distrazione nel processo di apprendimento e una forma di maleducazione da reprimere. Sulla base della mia personale esperienza in questo splendido seminario, nel quale non si può che rimanere sbalorditi dalla potenza comunicativa di questo grande formatore, l’auspicio è che queste tecniche didattiche possano essere prese in considerazione non solo nell’alta formazione (come già di fatto sta avvenendo) ma in tutti i processi educativi e didattici.

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Comunicazione assertiva per abbattere i pregiudizi

Pubblicato da Mario Teglio il 05/02/2010 nella categoria Aforismi e citazioni | Leggi il primo commento

Il pregiudizio è un muro eretto inconsapevolmente davanti ai nostri occhi

“Molte persone credono di pensare, ma in realtà stanno solo riorganizzando i loro pregiudizi” William James

Ringrazio Andrea per avermi segnalato questo aforisma.

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Comunicazione efficace e PNL

Pubblicato da Mario Teglio il 27/01/2010 nella categoria Discipline e tecniche | 7 Commenti da leggere

Comunicazione efficaceL’efficacia di quello che diciamo rispetto alle nostre intenzioni non sta nella qualità del contenuto delle nostre parole ma nello stato emozionale che suscitiamo con quell’atto comunicativo.

Il modo migliore per ottenere un cambiamento in una persona non è farle presente quando fa ciò che non vogliamo ma mostrarle come desiderare ciò che vogliamo anche noi.

Soprattutto nei rapporti di coppia, nei quali l’attrazione psicofisica è inevitabilmente basata più sulla componente emozionale che su quella logica e razionale, i rimproveri non sono quasi mai efficaci e, anche se compresi sul piano logico, condivisi o meno, hanno come effetto primario quello di provocare stati emozionali negativi. Anche in interazioni comunicative più formali come quelle in ambito professionale, il buon esito della propria comunicazione è estremamente legato alla sfera emozionale e in misura minore a quella logica.

Il Ricalco e la creazione del Rapport, tecniche di PNL

Un principio fondante della comunicazione efficace è che ognuno tende ad apprezzare maggiormente le persone che percepisce simili a sé stesso. I concetti di empatia e di rapport esprimono un processo di rispecchiamento e sincronizzazione reciproca della mente e del corpo di due individui durante un’interazione comunicativa. Quando si dice che due persone si trovano “sulla stessa frequenza”, si fa riferimento a un processo estremamente profondo nel quale due persone inconsciamente iniziano ad utilizzare espressioni verbali simili ed a intuire quelle dell’altro, ad avere dei tempi, delle pause e una tonalità della voce sempre più simile, ad assumere una posizione analoga con il corpo e persino a respirare allo stesso modo e ad avere la stessa frequenza cardiaca. Questo processo naturale viene usato dalla PNL come una tecnica. Invece di lasciare al caso la creazione del rapport, l’interlocutore può essere ricalcato riutilizzando alcune delle sue espressioni verbali (che, tra l’altro, mostrano anche alla sua mente conscia di averlo ben ascoltato e compreso). Si può inoltre ricalcare la sua tonalità vocale, il ritmo, la posizione del suo corpo e la sua respirazione e si può verificare la creazione del rapport modificando questi elementi per vedere se sarà poi l’interlocutore a ricalcare inconsciamente noi. Si tratta di tecniche efficaci quanto delicate in quanto rischiano di scadere in uno “scimmiottamento” o in una manipolazione. Chi padroneggia queste tecniche le utilizza in maniera inconscia e, pur essendone consapevole, non focalizza la sua attenzione sul ricalco durante il processo comunicativo se non per brevi istanti.

L’Ancoraggio, tecniche di PNL

Pubblicitari e registi cinematografici ci dimostrano quotidianamente che il modo più efficace per amplificare uno stato emozionale è coinvolgere contemporaneamente più canali sensoriali. Pensiamo ad uno spot pubblicitario con una scena costruita in questo modo: una ragazza bellissima chiude gli occhi e mostra un’espressione di estremo piacere mentre mastica uno snack o sente un profumo, una bella colonna sonora inizia nel momento stesso in cui un primo piano mostra il piacere e la bellezza della ragazza e il crescendo emozionale arriva al suo apice mostrando il brand del prodotto pubblicizzato (nel linguaggio pubblicitario si sono diffuse, a questo proposito, espressioni come “brand relazionale”e “brand experience”). Un’analoga struttura rappresentativa multisensoriale si riscontra comunemente anche nelle tecniche cinematografiche. Scene di questo tipo ripetute più volte vanno oltre la mente conscia e “programmano” nel cervello delle associazioni inconsce che, nel caso della pubblicità, sono sensazioni positive associate al brand. Tenendo presente questo processo, la Programmazione Neuro Linguistica identifica uno strumento potentissimo utilizzabile nella comunicazione interpersonale: l’ancoraggio. Si tratta di un processo naturale del cervello utilizzabile consapevolmente: un contatto fisico ripetuto e unico (ad esempio delle mani) tra due persone mentre si trovano in uno stato emozionale intenso permette successivamente di rievocare quello stesso stato semplicemente con lo stesso contatto delle mani. Questo accade, ad esempio, tra sportivi che si danno la carica in momento di intenso agonismo così come nella seduzione quando un uomo tocca le mani di una donna mentre la fa ridere; il contatto fisico verrà associato ad una sensazione positiva che potrà essere immediatamente rievocata in seguito con lo stesso contatto.

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Flessibilità nel lavoro e nella vita: le quattro fasi dell’acquisizione di competenza

Pubblicato da Mario Teglio il 18/01/2010 nella categoria Libri | Leggi il primo commento

                                                                                                                                                    Nelle persone si possono individuare due differenti tendenze rispetto a qualsiasi loro occupazione. Ci sono alcuni individui che hanno imparato ad associare un senso di serenità e di calma alle occupazioni ripetitive perché sentono di padroneggiare completamente quello che fanno e vivono sostanzialmente come un motivo di stress qualsiasi forma di cambiamento nella loro vita, sia in ambito professionale che privato. In altre persone, invece, prevale una tendenza diametralmente opposta: si sentono annoiate se hanno per un periodo prolungato un’occupazione ripetitiva e vivono il cambiamento in sé come uno stimolo, come un percorso di crescita personale o come una sfida. È certo che queste personalità abbiano interiorizzato a livello inconscio una scelta linguistica ben precisa per rappresentarsi mentalmente e descrivere agli altri i cambiamenti nella loro vita. Per i primi apparirà naturale definire i cambiamenti come mancanza di certezze e stress; per i secondi sarà altrettanto naturale definire i cambiamenti come stimoli, come un percorso di crescita personale o come una sfida. Darwin affermò che in natura la sopravvivenza non è prerogativa degli esseri più forti ma di quelli che meglio sanno adattarsi all’ambiente esterno. Anche in un’ottica evoluzionista, la capacità di associare il cambiamento a una forma di piacere piuttosto che di sofferenza appare senza dubbio più proficua. Nel mercato del lavoro in modo particolare, gli ultimi anni hanno dimostrato che le aziende non riescono più a garantire una continuità di ruolo e la capacità di “riciclarsi” anche in età avanzata diventa fondamentale. Molti lavoratori dipendenti che si sono trovati al centro di grandi fusioni tra aziende, anche quando hanno mantenuto il proprio posto di lavoro, si sono ritrovati a svolgere mansioni spesso molto diverse da quelle che hanno avuto per molti anni. E anche nell’ambito di una stessa mansione, il concetto stesso di specializzazione è divenuto maggiormente dinamico, avvantaggiando sicuramente le persone più flessibili e aperte al cambiamento. Quello che propongo di seguito è una concettualizzazione delle fasi che caratterizzano l’acquisizione di qualsiasi nuova competenza. Non intendo con “competenza” una conoscenza teorica o un’insieme di nozioni, bensì una capacità pratica, procedurale: comunicare pubblicamente in modo efficace, suonare uno strumento musicale, danzare, sedurre. Mentre il termine conoscenza fa riferimento alla dimensione epistemologica dell’individuo, la competenza rientra nella dimensione ontologica proprio perché (contrariamente alla prima) coinvolge la dimensione inconscia dell’individuo, la quale occupa una posizione dominante nel suo essere.

 1. Dapprima siamo “inconsciamente incompetenti”.

 In pratica non siamo coscienti che possiamo modificare una capacità, né lo pensiamo possibile.

 2. Successivamente diveniamo “consciamente incompetenti”:

cioè ci rendiamo conto che dobbiamo adeguare il nostro livello di competenza e iniziamo a rappresentarci il cambiamento come un miglioramento possibile e desiderabile.

 3. Diveniamo allora “consciamente competenti”.

  In questa fase mentre svolgiamo una nuova attività, la nostra mente conscia è focalizzata sul COME eseguirla.

 La mente conscia quando opera è lenta, meccanica e spesso inefficace.

Prima di arrivare alla fase successiva, l’iniziale miglioramento è seguito sempre da un periodo statico o anche di peggioramento. Per migliorare molto una competenza bisogna prima peggiorare un po’. Diventa decisivo in questa fase il modo di rappresentarsi questo processo: fallimenti bloccanti o feedback del percorso di crescita.

 4. Diveniamo infine “inconsciamente competenti”.

 Cioè interiorizziamo la competenza nella nostra mente inconscia affidando ad essa il COME svolgere un’attività. La mente conscia cessa di essere introspettiva ed ora è focalizzata non più sul come svolgere un’attività ma piuttosto sul senso di gratificazione che ricava dall’attività stessa mentre viene svolta. La gratificazione durante l’azione pratica rinforza così il piacere associato alla nuova competenza, innescando un circuito che può far nascere la passione verso un’attività e i grandi miglioramenti. La competenza inconscia si sviluppa dalla ripetizione imperturbabile di una nuova attività e sul modellamento (l’emulazione) di chi già padroneggia quella competenza, fin quando essa non viene percepita e rappresentata mentalmente in maniera differente e più efficace. Nell’imparare a danzare, a suonare uno strumento musicale o a comunicare in pubblico viene modificata profondamente la percezione del proprio corpo, dei propri movimenti, delle proprie sensazioni. La capacità stessa di eseguire un qualsiasi movimento è determinata dalla modalità (e dalle sub-modalità identificate nella PNL) in cui esso viene percepito e rappresentato mentalmente, così come la percezione è determinata dal movimento stesso in un processo d’interazione reciproca.

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